Altre recensioni

 

INDIE FOR BUNNIES – 5 ottobre 2011

Dall’incunabolo della provincia italica giunge uno dei più affascinanti progetti di questo 2011. Registrato lo scorso dicembre nel teatro comunale di Russi, ”Shrine On You ” è una vera scossa al cuore.

L’idea è semplice, ma immensa: riprendere i successi del maestro nigeriano Fela Kuti e rielaborarli in chiave classica.
Marco Zanotti, percussionista e batterista illuminato, dirige un’orchestra di 11 elementi ripescando con tecnica e grazia nel polmone vivido della musica afrobeat. L’ensemble, costituito da musicisti di estrazione prevalentemente classica e contemporanea, attacca alla radice il modello originario avviluppando strumentazioni da camera alle schegge ancestrali del funk e del jazz nord-americano.
L’incontro è miracoloso, reale fusione di ‘black groove’ e musica colta di scuola europea.

Fu lo stesso Fela Kuti a definire l’afrobeat ‘musica classica africana’ per cui non ci si stupisca se il verbo è stato preso alla lettera. Un lavoro di perizia e devozione, tra estro interpretativo ed aderenza ad un principio filologico ben netto, l’Orchestra alterna fedeltà ritmica a momenti di pura improvvisazione jazz ed ariose soluzioni barocche. Così ritroviamo il riff di ”No Agreement” nella devianza del clavicembalo, clarinetti vibranti come colibrì (“Sensherma“) ed eleganti orchestrazioni terra-aria (“Trouble Sleep Yanga Wake Am“).

Ad ulteriore riprova della qualità del progetto la presenza dell’ex Africa 70 Kologbo (chitarra e percussioni in “Water Get No Enemy” e voce in “Mr. Follow Follow”) e del figlio Seun Kuti (“Zombie”), che conferiscono quel tocco di autenticità e nostalgia tale da schiudere definitivamente il prodigio. Grandissimo Fela, e grandissima Orchestra.
Made in italy da esportazione.

Simona Vallorani

 

 

STORIA DELLA MUSICA – ottobre 2011

Siccome tra non molto la vita sul Pianeta Terra cesserà (perchè mica penserete di poter campare senza lavoro, senza soldi, senza assistenza sanitaria, senza acqua, senza ossigeno e senza dignità?…), tanto vale farsi un po’ di nemici nuovi rispolverando la sana e vecchia sincerità. A meno che non sia coinvolto uno tra Ennio Morricone, Gil Evans e Charlie Haden, quando leggo le parole “orchestra”, “rilettura per orchestra” o “collaborazione con orchestra” mi vengono i brividi. Nella mia mente si aprono scenari apocalittici: i Metallica – sempre loro – che suonano “Enter sandman” con l’orchestra di Michael Kamen, i quartetti d’archi che eseguono cover pop sostituendo la voce con il flauto, i Deep Purple al “Pavarotti & friends, o magari un abominio del genere. Se poi la parola “orchestra” salta fuori in territorio italico, addio: l’Orchestra Casadei, Renzo Arbore, il maestro Mazza. E quel che è peggio è che quando si parla di orchestra, in Italia si pensa subito alla musica classica. Ah, l’orchestra classica. L’inattaccabile, invincibile, sempiterna orchestra classica. Non ho mai sentito qualcuno dire “Quell’orchestra classica è un po’ scarsina”. Mai. Son tutte formidabili, ‘ste orchestre classiche. Tutti seduti, precisi, composti, perfetti. E poi suonano musica classica, che ne capisci tu, che ascolti i Black Sabbath? L’hanno mai fatto un concerto con l’orchestra classica, i Black Sabbath? La pregiudiziale (e snobistica) accusa di snobismo scaturisce dal nome scelto da questi ragazzi: Classica Orchestra Afrobeat. Appena un anno dopo aver esultato per il sorprendente afrobeat canadese, ecco che “the italian way of Afrobeat”  fa presagire tempi afro sotterrati da quintali di archi pomposi, etnicismi caraibici arrangiati per pianoforte e melassa, e tutta quella serie di cliché che da buon indie-snob riesci ad immaginare.

Bene, adesso fate un bel falò di tutti questi sciocchi pregiudizi semantici (non dimenticate che scrivete e leggete di musica su un sito che si chiama Storia della Musica) e godetevi questi otto appassionati omaggi alla figura di Fela Kuti registrati al teatro comunale di Russi (RA) da un’ ottima orchestra tutta italiana diretta dal batterista Marco Zanotti. Il compito è arduo: si tratta non solo di conciliare i ritmi Afrobeat del Presidente Nero con l’eleganza e la (presunta) “aulicità” della strumentazione classica (violino, flauto, clarinetto… ma compaiono anche un clavicembalo ed una viola da gamba), ma anche di riadattare il congenito perfezionismo degli orchestrali alle forme aperte e libere della musica africana, derogando ad alcuni “istinti” in favore del rispetto delle partiture originali.

No Agreement” rompe il ghiaccio in punta di piedi, stemperando la fisicità dell’originale Kutiano in una struttura melodica ricamata da oboe e violini. A seguire, “Mr Follow Follow” ristabilisce i ponti con l’Africa grazie ad una resa finale molto affine all’originale ed all’intervento vocale di Kologbo (chitarrista ma anche assistente personale di Fela lungo tutti gli anni’70) in grado di rendere alla perfezione uno dei migliori “call & response” della storia della musica africana. Kologbo interviene anche (alle congas) nella successiva “Shenshema”, ma dà il meglio di se nella finale “Water No Get Enemy”, quando inserisce la sua chitarra nelle trame della splendida rilettura dell’Orchestra, intessuta di fiati, violini che riproducono le frasi originali del sax e un insospettabile clavicembalo. Il vero e proprio climax di questo “Shrine and You” lo troviamo però laddove gli originali non consentono margini di errore: “Go Slow” sembra scritta per orchestra, dimostrando che le qualità compositive di Fela Kuti non erano inferiori al suo carisma personale. L’Orchestra la esegue aggiungendo un tono drammatico ed alcune improvvisazioni davvero sorprendenti. “Trouble Sleep Yanga Wake Am” riesce a conservare tutta la sua forza nonostante l’azzardo di sostituire le parti vocali con il suono dell’ocarina suonata da Elide Melchioni, mentre per il classico “Zombie” le parti vocali sono state registrate a Laos dall’unico al mondo in grado di rendere giustizia all’originale: Seun Kuti.

Un tributo inaspettato, originale, sentito e ottimamente eseguito. Se passano dalle vostre parti, lasciate a casa i pregiudizi e correte a comprare il biglietto.

Fabio Codias

 

 

AUDIO REVIEW di luglio/agosto 2011

Magari per una volta è bene cominciare dal DVD, di cui spesso invece alle prese con questi doppi anomali abbastanza comuni da qualche anno ci si dimentica che esista, o al limite si finisce per guardarlo mesi dopo. Prendetevi invece quel poco tempo che ci va (si e no venticinque minuti) e godetevelo questo piccolo “making of” di “Shrine on You”. Ve lo racconterà meglio di quanto non potrebbe mai fare una recensione. E prima ancora di mettere su il CD potrete cogliere, dalla serietà costantemente unita ad una stupenda leggerezza con la quale i musicisti si sono applicati a un progetto sulla carta a dir poco arrischiato, come l’operazione sia pienamente riuscita. Pareva una missione impossibile. D’accordo che proprio Fela Kuti definì l’afrobeat la “moderna musica classica africana”, ma non ne faceva ovviamente una questione di stile quanto di rilevanza culturale. E per quanto mi ricordo epici e kitchissimi disastri ogni qual volta si è provato ad applicare gli strumenti della tradizione colta occidentale a qualsivoglia genere della black (e non è che con il rock sia andata granchè meglio). E invece…
E invece l’orchestrina diretta con gusto e sapienza dal batterista Marco Zanotti trova da subito, e non lo smarrisce mai, un equilibrio e una compenetrazione perfetti fra il barocco, niente di meno (lasciano specialmente stupefatti gli apporti di clavicembalo e viola da gamba) e l’implacabile groove della musica di Fela. E’ fusion o se preferite crossover nel senso altissimo del termine e, constatatolo, paiono quasi dovute le presenze benedicenti dell’erede forse più talentuoso del maestro nigeriano, Seun (alle prese con l’inno antimilitarista “Zombie”) e di Kologbo, funkissimo chitarrista di Africa 70.

Eddy Cilìa

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Rockit.it  1/8/2011

Mio padre ascoltava musica classica. Io no. Da bambino mi limitavo a maneggiare affascinato i suoi vinili, sempre puliti, perfetti, come nuovi. Ricordo ancora il primo 33 giri acquistato in un ipermercato, non avevo nemmeno dieci anni e infilavo nel carrello della spesa “Dirty Deeds Done Dirt Chips” degli AC/DC attratto dalla copertina. E da lì ho preso il vizio, con una crescente passione per la black music: prima Wu-Tang Clan e poi Parliament, Isaac Hayes, fino ad Africa 70, Sonny Okosun e Tony Allen . Sugli scaffali di casa, i vinili immacolati di mio padre lasciavano posto ai miei, sporchi, impolverati, sempre su e giù dai giradischi, vivi. Non abbiamo mai nemmeno parlato di musica, io e mio padre. A dire il vero non abbiamo mai parlato troppo neanche di tutto il resto. Ci pareva di essere su due mondi diversi. Forse a entrambi sfuggiva la definizione che Fela Kuti, The Black President, dava di quel suono così vicini a me e tanto lontani da lui: “Musica classica africana moderna“.

L’essenza della definizione, invece, non è sfuggita al percussionista romagnolo Marco Zanotti, che ha deciso di interpretarla alla lettera: un ensemble di 11 elementi, suona con una strumentazione da camera il repertorio dell’indimenticabile musicista africano, e rilegge la storia dell’afrobeat con violino, clavicembalo e compagnia bella. Il frutto di questa relazione morbosa è “Shrine On You”, una piccola meraviglia. L’alchimia che si genera fra il funk nigeriano e gli strumenti della Classica Orchestra Afrobeat è straordinaria, e si crea un’atmosfera elegante ma carica di energia, estro e creatività. In più, a fare da padrini al progetto e a istituzionalizzare la valenza del lavoro di Zanotti e soci, ci sono Seun Kuti, il talentuoso figlio di Fela, e Oghene Kologbo, già chitarrista negli Africa 70: il primo si cimenta con il leggendario inno antimilitarista “Zombie”, il secondo con “Mr Follow Follow” e “Water No Get Enemy”.

“Shrine On You” è una perla nata nella provincia di questa Italia che ogni tanto riesce ancora a sorprenderci con dei lavori belli, intelligenti e dal respiro internazionale. Io, nel mio piccolo, ne ho acquistate due copie: una per me e una per mio padre.

Enrico Piazza

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Articolo di Marco Riciputi uscito su “La voce di Romagna” di domenica 7 agosto 2011


  Strumenti Musicali – settembre 2011

Ecco un omaggio all’indimenticabile Fela Kuti, l’ambasciatore dell’afrobeat. Detta così la cosa rientra nella normalità, ma uno sguardo allo strumentario allestito dal batterista Marco Zanotti dona al tutto un sapore molto particolare: violino, mandolino, fisarmonica, fagotto, viola da gamba, oboe, clavicembalo. Il sottotitolo del CD è, peraltro, indicativo: Fela goes classical. In altre parole, l’idea di partenza è quella di combinare profumazioni classiche con il travolgente senso ritmico del musica del grande artista nigeriano. E a rendere ancora più credibile l’operazione ci pensano un paio di ospiti: Seun Kuti, figlio di Fela e Kologbo, storico chitarrista degli Africa 70. (R.V.)

 

  Il Venerdì di Repubblica – 26 agosto 2011

(CULT) La Classica Orchestra Afrobeat è un ensemble di undici elementi pensato e diretto dal batterista Marco Zanotti, da Ravenna. Fanno Afrobeat, con variazioni più classiche ma così riuscite da aver coinvolto anche i nativi afrobeat Seun Kuti e Kologbo. ***
Luca Valtorta – il Venerdì di Repubblica 26 agosto 2011

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