10 anni di volo della rondine – booking 2021


CLASSICA ORCHESTRA AFROBEAT

in concerto

“10 ANNI DI VOLO DELLA RONDINE”

-comunicato stampa-

Nel decimo anno dalla pubblicazione del suo primo album, Shrine on you, Fela goes classical, la Classica Orchestra Afrobeat confeziona un concerto speciale, a suo modo celebrativo, ma anche un rilancio per la nuova produzione in cantiere.

La sovrapposizione giocosa tra l’universo musicale pan-africano e quello colto europeo è la cifra stilistica costante dell’ensemble da camera, fondato e diretto dal percussionista romagnolo Marco Zanotti. La sua composizione attuale è di 14 musicisti, provenienti dalla musica classica e barocca ma anche da quella popolare o dalla scena jazz. 

Tra di loro: Francesco Giampaoli (Sacri Cuori, Hugo Race, Teatro delle Albe), Valeria Montanari (Accademia Bizantina, Il Tetraone, Enea Barock Orchestra), Elide Melchioni (etnomusicologa e direttrice del Coro Farthan), Alessandro Bonetti (Teatro Comunale di Bologna, PFM, Deus Ex-Machina) e i solisti Tim Trevor-Briscoe, Anna Palumbo e Francesco Guerri.

10 anni di volo della rondine è un concerto speciale in cui le musiche e gli scenari rappresentati nelle diverse produzioni della Classica Orchestra Afrobeat trovano spazio come stratificazioni nel tronco di un albero. Un tour che richiama il simbolo scelto fin dall’inizio, la rondine (con il suo frac da direttore d’orchestra) che ad ogni migrazione unisce Africa ed Europa. Partendo dall’afrobeat in senso stretto di Fela Kuti e muovendosi sempre tra tradizione e sperimentazione, tra barocco e popolare, si arriva alla nuova produzione intitolata CIRCLES, uscita prevista nel 2022. “Sarà un lavoro ambientato in un tempo futuro” anticipa Zanotti, “in cui il movimento circolare nel rito collettivo eleva lo spirito al di sopra della materia. La musica di un’era più sostenibile.”

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Il disco d’esordio risale appunto al 2011, pubblicato dalla neonata etichetta indipendente Brutture Moderne. È un sentito omaggio a Fela Kuti, il più grande genio musicale nonchè ribelle politico africano della storia recente (Zanotti nello stesso anno traduce e cura l’edizione italiana della sua biografia, pubblicata da Arcana). Nel momento in cui l’afrobeat viene riscoperto in tutto il mondo come linguaggio musicale ed ispirazione politica, l’album e l’idea della Classica Orchestra Afrobeat riscuotono sin da subito critiche entusiastiche, grazie ad una rilettura originale che diventa ponte di dialogo tra culture apparentemente distanti. All’album partecipano Seun Kuti e Oghene Kologbo e numerose sono le rassegne e i teatri che ospitano (tuttora) questo repertorio, scelto nel 2014 come evento di punta del Festival di Radio3 “RadioEuropa” e invitato nel 2013 (prima band italiana di sempre) allo storico Glastonbury Festival in Inghilterra. 

Regard sur le passè, il secondo album uscito nel 2014, è una suite musicale in tre atti dal carattere spiccatamente barocco, che racconta l’epica dell’ultimo imperatore d’Africa, Samori Touré. Ospiti in scena in veste di cantante solista e narratore sono rispettivamente Sekouba Bambino e Baba Sissoko, due griot di fama internazionale. 

Il terzo ed ultimo lavoro edito risale al 2017 e si intitola Polyphonie: un concept-album di brani originali dedicato e ispirato alla foresta e al canto dei pigmei. Uno spettacolo dalla forte valenza ecologica, concepito e realizzato insieme al cantante camerunense Njamy Sitson

Tra le esibizioni più recenti: Ravenna Festival, Auditorium Parco della Musica di Roma, Piazza del Popolo a Milano, Teatro Verdi di Sassari, Orto Botanico di Padova, Auditorium Manzoni di Bologna, Rocca di Fano, Negro Festival di Pertosa (SA) e alcuni concerti-trekking in parchi nazionali.

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CLASSICA ORCHESTRA AFROBEAT

Cristina Adamo – flauto

Silvia Turtura – oboe

Tim Trevor-Briscoe – clarinetto, clarinetto basso, sax contralto

Elide Melchioni – fagotto, ocarina

Alessandro Bonetti – violino

Nicoletta Bassetti – violino

Manuela Trombini – viola

Francesco Guerri – violoncello


Francesco Giampaoli – basso

Valeria Montanari – clavicembalo

Anna Palumbo – percussioni, sanza

Cristiano Buffolino – percussioni

Valeria Nasci – percussioni

Marco Zanotti – batteria, percussioni, direzione


Andrea Scardovi – suono

“Un autentico colpo di genio. Meravigliosa creatura perfettamente in bilico tra forma barocca e groove afrobeat. Fusione miracolosa che, per una volta, ha convogliato sguardi rapiti dentro il perimetro di casa nostra” 

(Blow up) 

“Finalmente un dialogo concreto, non soltanto teorico, tra i ritmi di madre Africa e la musica colta europea”

(La Repubblica)

“Un meraviglioso e sorprendente manifesto di musica vera, viva e pulsante. Una multicolore rapsodia alla fratellanza.” 

(Rockerilla)

“Musica atemporale, cosmopolita e multiculturale nel più ampio e profondo dei termini, un’ulteriore testimonianza del fatto che è attraverso la cultura e la conoscenza che si possono superare divisioni e paure del diverso.

(Buscadero)

“Ancora un capolavoro, un incanto musicale con pochi uguali”

(Raro!)

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Regard sur le Passé – le début

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Il debutto c’è stato, duplice ed emozionante. 

A giugno nell’imponente Teatro Alighieri di Ravenna e in agosto nella cornice suggestiva del Parco Scolacium di Roccelletta Borgia (CZ) abbiamo messo in scena “Regard sur le passé”, l’epica mandinga dell’ultimo imperatore d’Africa.

A due anni esatti dall’uscita di Shrine on You, dedicato a Fela Kuti, ecco il secondo capitolo della nostra produzione musicale: una suite in tre movimenti ad organico ampliato: 2 voci soliste, 4 archi, 4 fiati, clavicembalo, batteria e percussioni.

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Il prestigioso Ravenna Festival ci ha prodotto questo ambizioso spettacolo, portando a compimento il nostro lavoro di ricerca, trascrizione, adattamento, scrittura ed arrangiamento che ci ha visto impegnati circa un anno e mezzo. Sekouba Bambino e Baba Sissoko non sono solo degli ospiti di questo progetto, ne sono interpreti fondamentali, protagonisti e calorosi sostenitori. Per noi è un onore condividere il palco con due griot del loro spessore umano ed artistico.

L’opera della Bembeya Jazz National è uno dei (tanti) tesori della musica africana moderna. Lo è perchè rappresenta allo stesso tempo ed in maniera esemplare la tradizione secolare dei canti dei griot mandingo, nella fattispecie il “Keme Bourema”, e al contempo l’entusiastico slancio dell’Africa Occidentale post-indipendenza verso la modernità.

[Per approfondire: “L’Africa che canta storie” di Giulio Mario Rampelli e “L’opera epica tra Africa ed Europa” di Marco Zanotti]

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Non è più solo “Afrobeat” nella declinazione filologica del suo inventore Fela Kuti, nè tantomeno è “classico” in senso stretto. Ora lo spettro si amplia e ad incontrarsi sono, più in generale, le musiche antiche dei due continenti africano ed europeo. Il canto di Sekouba Bambino, i racconti di Baba Sissoko e la musica della Classica Orchestra Afrobeat si intrecciano per quasi un’ora e mezza, mentre si dipanano i capitoli della narrazione della storia dell’ultimo impero d’Africa. Si susseguono così fasti e sconfitte, riflessioni e pompose esplosioni di allegria. Nel momento della battaglia più cruenta le percussioni incalzano gli scontri tra le truppe francesi e l’esercito di Samory Toure, poco dopo gli archi annunciano la vittoria dei mandingo ed il canto di un’ocarina evoca il loro riposo notturno. L’orchestra alterna improvvisazioni dal sapore barocco a incursioni nella musica popolare, con strumenti come la piva emiliana e la fisarmonica, mentre negli intervalli tra i tre movimenti della suite esegue, con un organico piuttosto originale, due composizioni del XVI sec: una sinfonia di Salomone Rossi e una passacalle di Andrea Falconieri.

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In questi due “debutti” abbiamo registrato quello che diventerà il nostro secondo disco, prodotto sempre da Sidecar/Brutture Moderne, in uscita a gennaio 2014. Due ringraziamenti specialissimi vanno a Fabrizio di Baldo e Matteo Zanotti, i due artisti che hanno disegnato apposta per questo spettacolo le bellissime tavole raffiguranti i tre protagonisti dell’epica.

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Un grazie ed un complimento a Ravenna Festival che ci ha prodotto lo spettacolo e ad Armonie d’Arte che lo ha co-prodotto. Tutti i crediti e la sinossi dello spettacolo QUI.

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Booking 2014: classicafrobeat@gmail.com

FELA, QUESTA BASTARDA DI UNA VITA (Arcana ed, 2012)

Finalmente. Anche in Italia.

Un documento imprescindibile per i fan del Black President e per gli amanti della musica black. Una lettura entusiasmante e una storia avvincente, drammatica ed emozionante. Quella di un uomo che per tutta la vita ha lottato contro i poteri forti che opprimevano le libertà sue e del suo popolo. La parabola di un musicista che diventa attivista e ribelle politico e si fa voce di tutti gli africani, mentre suona il suo travolgente e originale afrobeat e canta i suoi incendiari manifesti di rivolta pan-africanista.

Arricchita dalla prefazione di Gilberto Gil, il prologo tutto italiano di Mauro Zanda e 14 schede di approfondimento musicale (con traduzione dei testi delle canzoni) a cura di Marco Zanotti, questa biografia scritta da Carlos Moore nell’82 e autorizzata personalmente dal suo amico Fela, resta l’opera seminale, la fonte primaria e l’unica testimonianza diretta e completa del rivoluzionario nigeriano.

Non solo: il soliloquio che apre e chiude il testo, una sorta di lettera mistica della defunta madre di Fela al figlio nel momento della sua maggiore crisi spirituale, è stato l’ispirazione del pluripremiato musical di Broadway FELA!, che sta spopolando negli USA e nel mondo da un paio d’anni a questa parte.

Ieri, 12 febbraio, Repubblica ha aperto le danze nella promozione di “Fela: Questa Bastarda di una Vita” (Arcana, 384 pagg, 22 euro), un libro che sicuramente farà parlare molto di sè. Qui di seguito il bell’articolo di Pietro Veronese e uno stralcio della prefazione di Gilberto Gil.

M.Z.


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